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Confessione di G. a L.

Graciela Iturbide, Angel Woman, 1979

(Nessun oggetto)


Preferisco il tuo vizio 

alla mia innocenza 

la faccia sotto il tavolo

a respirare la carne di estati 

e inverni a guardare col naso 

la goccia d'olio leccata sull'orlo

del recipiente nello scantinato

 

II

Lì aspetti me la mia insufficienza

quando indosso l'accappatoio di

Apollo - dico il pugile non il 

dio, lo scorticatore non il 

poeta da camera - io 

con te nel libro delle somiglianze -


III

E tu lì dal fondo del paragrafo

mi chiedi un bacio perché ricordi

ho lo stesso odore di tuo zio

(vecchio come me forse di più)

 

IV

Nella sera in cui sparano fuochi 

per la Madonna dei cafoni - 

nerissima ha in braccio un Bambino 

caucasico - i loggionisti che applaudono 

quelli che fischiano ai petardi più 

fiacchi il terrore dei passeri 

in fuga dagli alberi ti 

cammino sul collo 

con le narici ti 

sfioro il seno quasi

per sbaglio l'erezione 

che sfiata per la vergogna 

scappo con tutti i vestiti addosso 


V

Tu se puoi perdonami 

non ti toccherò fino 

a che non sarai 

madre fino a 

che non sarai 

vecchia e il mio 

nervo una radice

che spunta dalla terra

 

VI

Solo per dirti che una sera forse

più di te ho amato un fracasso

di ali tra gli spari, farti entrare 

nella stanza vuota dove mi avresti 

insegnato a spogliarmi, vuota la 

stanza, senza corpo l'amore



Sbiancare la colpa di uno - non giovane -
chiamato alla prova dell'amore fisico
o meglio sessuale con una ragazza
di pochissimi anni che di uomini
ne aveva avuti tanti. Lui invece
l'amore non l'aveva mai fatto.














   



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