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Buttare via, buttare giù

  Considerare i libri degli attrezzi che, quando non servono più, si buttano come si fa con i ferri mangiati dalla ruggine. Fuori di metafora, leggere in fretta e passare oltre. Oppure leggere piano per far risuonare nella testa una frase, una parola, per chiarirla o trattenerla finché è possibile. La parola, la loffa. E che i libri si prendano tutta la polvere che vogliono, sopravvivranno al mobilio e ai muri della casa. Ogni scelta è legittima. Conosco persone divorziate tre volte che non buttano nella spazzatura nemmeno i saggi sul matrimonio perfetto, e non perché abbiano il senso dell’umorismo.   L’ossessione di ricordare anche ciò che è giusto dimenticare; il segno cancellato e resistente, una sostanza che corrode il punto più fragile dell’anti-memoria e appare quando non te lo aspetti, in trasparenza, come una traccia sottopelle. E il possesso, il libro come elemento primario di una costruzione: la “tua” libreria, tua e di nessun altro, con la superbia delle mensole...
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Mezcla

  Mar del Plata suonava argentinamente enfatico per quel campo da calcio di terraglia al confine del quartiere. Quando si alzava il vento, la terra ti entrava negli occhi e tu non vedevi i montarozzi d'erba che spuntavano a tradimento come avanguardie della difesa avversaria. Perché dargli il nome di una città e non quello di uno stadio? Chiamarlo José Maria Minella non avrebbe avuto senso, ma Bombonera poteva starci meglio di La Fortaleza , che faceva pensare al Brasile. Forse era stato un difetto della memoria, per cui uno stadio poteva contenere una città e una città non era mai grande come un quartiere. L'enfasi nel calcio è appena una nota a margine. E comunque Mar del Plata era più fantasioso di Piazza del Papa , la voragine di sterrato non lontana dal Mar che in onore di Papa Wojtyla sarebbe diventata una pista di cemento lunga trecento metri e larga centocinquanta, goduria degli sbruffi bravi ad attraversarla su due e quattro ruote in tutte le direzioni di marcia, ...

Ricettario

  Orfeo non legge la musica   Mia moglie è la donna più generosa dell’universo; mi ama tanto e qualche volta desidera la mia morte. Dal giorno in cui ho perso volutamente il lavoro, mi guarda storto, mi risponde irritata anche quando provo a farle un complimento. All’improvviso si rasserena; mi scruta come se avesse davanti un cincillà trafitto dall’ago del pellicciaio; mi sussurra: “Piccolo…”. Le manie, i tic, le nevrosi, le fissazioni - tutto ciò che di me la inteneriva, quando immaginava che le mie stranezze fossero vibrazioni nella crosta di un’anima geniale - con lo svaporare delle certezze sul mio avvenire, sono diventati un marchio del peccato. Non mi perdona più il vizio di intonare le mollette ai panni stesi ad asciugare: le mollette gialle agli strofinacci verdi, le mollette beige agli asciugamani marroni, le mollette nere alle canotte bianche. “Dimmi la verità: sei pazzo.” “Forse, ma di certo oggi non più di ieri.” “Caro, hai bisogno di aiuto.” “Quello che faccio no...

Una festa di compleanno

  Drew B. bassa 6 agosto 1978: ha inizio il sabba dei bambini che sanno, che conoscono il silenzio delle stelle raschiate dalla notte di Valpurga; dei bambini che parlano con il Doppio guardando il tramonto dalla finestra della loro stanza tappezzata di poster di cantantesse e lottatori in tanga. I bambini che sanno come si allungano le tibie (basta allentare i bulloni della barra di titanio conficcata nelle ossa); i bambini che pensano in terza rima e piangono in falsetto; i geni inconfessati che sbavano la minestrina mentre ripetono la lezione di greco senza averlo studiato e compongono inni per il Signore del primo piano, un seviziatore di gatti che ha scontato la pena e ora alleva pitoni di caucciù; i bambini che risolvono le equazioni seduti sul vasino. I geni precoci, gli enfant prodige, Dean, Drew, Macauley, Uto, Matteo, sniffatori di neve a sei anni, alcolisti a nove o (peggio) divoratori di lattughe e semi di chia, gli attori dei monologhi che ricordano al millimetro il lu...

Sopra e sotto il rigo

  Lucio Battisti (1943-1998), cantautore italiano. In coppia con Mogol-Giulio Rapetti, ha composto alcune tra le canzoni più famose della musica italiana, non sempre leggera. Ancora tu è il brano che ha impedito a tante coppie felicemente separate di trasformare la separazione in divorzio. A dispetto dei figli.   Carmelo Bene (1937-2002), attore e rivoluzionario salentino. Il suo Hommelette for Hamlet è la prova inoppugnabile che in arte “fare la frittata” è cosa buona e giusta. La leggenda secondo la quale urinò sul pubblico durante una rappresentazione a Roma, è un’invenzione certificata da un processo con assoluzione dell’imputato. Motivazione: Carmelo Bene nella pièce interpretava Gesù Cristo, che l’acqua la trasformava in vino.   Silvio Berlusconi (1936-2023), imprenditore e statista milanese. Ci ha regalato: un mondo “bipolare”, il connubio di interessi, un nuovo inno nazionale (come attacco scartò subito Avanti popolo della libertà alla riscossa ), il pup...

Una specie di innocenza

  Fotogramma di Le Trou (1960) Appena imparata una parola, sentivo il bisogno di strapparla dalla confezione in cui era sigillata e metterla in circolo in un discorso. La parola “ano” non la conoscevo fino al giorno in cui la maestra me ne spiegò il senso, correggendo il refuso di un tema d’italiano (giuro, una dimenticanza: non facevo errori di ortografia dalla prima elementare). La definizione mi accarezzava il lobo col respiro naftalinico della vergine sfarinata: “L’ano è... bisp bisp bisp…” e mi dava un brivido di cui non riuscivo a vergognarmi. L’occasione per esibire il nuovo acquisto arrivò pochi giorni dopo. Saul mi aveva puntato dal fondo dell'aula, appicciando gli occhi verdi che facevano impazzire mia sorella. Mi venne incontro dall'ultimo banco per dirmelo: domenica saremmo usciti con le ragazze. Per sé Saul aveva scelto F., la più bella della classe. Io mi sarei dovuto accontentare di P., che era un po' meno bella ma senza croste sulla testa. Aveva...