Passa ai contenuti principali

Post

Confessione di G. e risposta di L.

  Sbianchettare la colpa di uno - non giovane - chiamato alla prova dell'amore fisico o meglio sessuale con una ragazza di pochissimi anni che di uomini ne aveva avuti tanti. Lui invece … (Nessun oggetto)   La faccia sotto il tavolo a respirare la carne delle estati e degli inverni, a guardare col naso la goccia d'olio leccata dall'orlo della bottiglia nello scantinato.   Aspetti me, la mia insufficienza. Ricordi? Indosso l'accappatoio  di Apollo —  il pugile, non il dio;  lo scorticatore,  non il poeta da  camera.  Io e te incastrati  nel retro  delle somiglianze. E tu mi chiedi un bacio perché ho lo stesso odore di tuo zio vecchio come me o poco più.   La sera che sparano i fuochi per la Madonna dei cafardi — i loggionisti che applaudono, quelli che fischiano ai petardi più  fiacchi,  il terrore dei passeri in fuga  dagli  alberi —  ti cammino sul collo  ...
Post recenti

Morire non conviene

Il disastro del dirigibile  LZ 129 Hindenburg , Lakehurst, 6 maggio 1937                                                               Problema: conviene di più ammazzarsi e rischiare che i tuoi amici ti celebrino da morto come il poeta che non sei mai stato da vivo, o sperare che i tuoi amici ti precedano nella tomba? Escludo la strage, a meno che non si adduca la motivazione illogica del desiderio di essere dimenticato; quando si sa che la maggioranza degli assassini seriali desidera essere ricordata. Allora dovrei uccidere tutti i miei amici, tranne uno: Remigio, che di mestiere fa l’avvocato. Nella speranza che neanche lui dopo la mia morte prenderà iniziative: brigare con l’amministrazione comunale perché mi intitoli il Vicolo delle Tortore uccise , organizzare un premio riservato agli scrittori più loffi o non so cosa....

Buttare via, buttare giù

  Considerare i libri degli attrezzi che, quando non servono più, si buttano come si fa con i ferri mangiati dalla ruggine. Fuori di metafora, leggere in fretta e passare oltre. Oppure leggere piano per far risuonare nella testa una frase, una parola, per chiarirla o trattenerla finché è possibile. La parola, la loffa. E che i libri si prendano tutta la polvere che vogliono, sopravvivranno al mobilio e ai muri della casa. Ogni scelta è legittima. Conosco persone divorziate tre volte che non buttano nella spazzatura nemmeno i saggi sul matrimonio perfetto, e non perché abbiano il senso dell’umorismo.   L’ossessione di ricordare anche ciò che è giusto dimenticare; il segno cancellato e resistente, una sostanza che corrode il punto più fragile dell’anti-memoria e appare quando non te lo aspetti, in trasparenza, come una traccia sottopelle. E il possesso, il libro come elemento primario di una costruzione: la “tua” libreria, tua e di nessun altro, con la superbia delle mensole...

Mezcla

  Mar del Plata suonava argentinamente enfatico per quel campo da calcio di terraglia al confine del quartiere. Quando si alzava il vento, la terra ti entrava negli occhi e tu non vedevi i montarozzi d'erba che spuntavano a tradimento come avanguardie della difesa avversaria. Perché dargli il nome di una città e non quello di uno stadio? Chiamarlo José Maria Minella non avrebbe avuto senso, ma Bombonera poteva starci meglio di La Fortaleza , che faceva pensare al Brasile. Forse era stato un difetto della memoria, per cui uno stadio poteva contenere una città e una città non era mai grande come un quartiere. L'enfasi nel calcio è appena una nota a margine. E comunque Mar del Plata era più fantasioso di Piazza del Papa , la voragine di sterrato non lontana dal Mar che in onore di Papa Wojtyla sarebbe diventata una pista di cemento lunga trecento metri e larga centocinquanta, goduria degli sbruffi bravi ad attraversarla su due e quattro ruote in tutte le direzioni di marcia, ...

Ricettario

  Orfeo non legge la musica   Mia moglie mi ama tanto, e perciò è raro che desideri la mia morte; se accade, è per un eccesso di generosità che me la rende ancora più cara. Dal giorno in cui ho perso volutamente il lavoro, mi guarda storto, mi risponde velenosa anche quando provo a farle un complimento. All’improvviso si rasserena; mi scruta come se avesse davanti un cincillà trafitto dall’ago del pellicciaio; mi sussurra: “Piccolo…”. Le manie, i tic, le nevrosi, le fisse - tutto ciò che di me la inteneriva, quando immaginava che le mie stranezze fossero vibrazioni nella crosta di un’anima geniale - con lo svaporare delle certezze sul mio avvenire, sono diventati un marchio del peccato. Non mi perdona più il vizio di intonare le mollette ai panni stesi ad asciugare: le mollette gialle agli strofinacci verdi, le mollette beige agli asciugamani marroni, le mollette nere alle canotte bianche. “Dimmi la verità: sei pazzo.” “Forse, ma di certo oggi non più di ieri.” “Caro, hai biso...

Una festa di compleanno

  Drew B. bassa 6 agosto 1978: ha inizio il sabba dei bambini che sanno, che conoscono il silenzio delle stelle raschiate dalla notte di Valpurga; dei bambini che parlano con il Doppio guardando il tramonto dalla finestra della loro stanza tappezzata di poster di cantantesse e lottatori in tanga. I bambini che sanno come si allungano le tibie (basta allentare i bulloni della barra di titanio conficcata nelle ossa); i bambini che pensano in terza rima e piangono in falsetto; i geni inconfessati che sbavano la minestrina mentre ripetono la lezione di greco senza averlo studiato e compongono inni per il Signore del primo piano, un seviziatore di gatti che ha scontato la pena e ora alleva pitoni di caucciù; i bambini che risolvono le equazioni seduti sul vasino. I geni precoci, gli enfant prodige, Dean, Drew, Macauley, Uto, Matteo, sniffatori di neve a sei anni, alcolisti a nove o (peggio) divoratori di lattughe e semi di chia, gli attori dei monologhi che ricordano al millimetro il lu...