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Un torneo del 1986

  Mar del Plata . Un nome così argentino per quel campo da calcio di terraglia al confine del quartiere sembrava enfatico. Col vento forte la terra ti entrava negli occhi, e non vedevi le gobbe di erbaccia che spuntavano qua e là ed erano i primi avversari da dribblare. Non si capiva perché gli avessero dato il nome di una città e non quello di uno stadio: non dico la Bombonera , ma qualcosa di simile. Forse era stato un difetto della memoria: nelle teste dei ragazzi uno stadio e una città sono la stessa cosa. Quanto all'enfasi, nel calcio è solo una nota a margine, e poi vuoi mettere Piazza del Papa , che avrebbero progettato non lontano da lì: una pista di cemento lunga trecento metri e larga centocinquanta, buona per gli sbruffi su due e quattro ruote che l'avrebbero attraversata in tutte le direzioni di marcia, firmando l'asfalto con sgommate carogne? Una volta una Ritmo Abarth per poco non mi rendeva parte del paesaggio e forse ora la statua del Papa benedicente avreb...
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Ricettario

  Mia moglie è la donna più generosa dell’universo; mi ama tanto e qualche volta desidera la mia morte. Dal giorno in cui ho perso volutamente il lavoro, mi guarda storto, mi risponde irritata anche quando provo a farle un complimento. All’improvviso si rasserena; mi scruta come se avesse davanti un cincillà trafitto dal pellicciaio; mi sussurra: “Piccolo…”. Le manie, i tic, le nevrosi, le fissazioni - tutto ciò che di me la inteneriva, quando immaginava che le mie stranezze fossero vibrazioni nella crosta di un’anima geniale - con lo svaporare delle certezze sul mio avvenire, sono diventati un marchio del peccato. Non sopporta più il mio vizio di intonare le mollette ai panni stesi ad asciugare: le mollette gialle agli strofinacci verdi, le mollette beige agli asciugamani marroni, le mollette nere alle canotte bianche. “Dimmi la verità: sei pazzo.” “Forse, ma di certo oggi non più di ieri.” “Caro, hai bisogno di aiuto.” “Quello che faccio non è così strano.” “Ah no?” “Molte casali...

Una festa di compleanno

  Drew B. bassa 6 agosto 1978: ha inizio il sabba dei bambini che sanno e non parlano, che conoscono il silenzio delle stelle raschiate dalla notte di Valpurga; dei bambini che parlano con il Doppio guardando il tramonto dalla finestra della loro stanza tappezzata di poster di cantantesse e lottatori in tanga. I bambini che sanno come si allungano le tibie (basta allentare i bulloni della barra di titanio conficcata nelle ossa); i bambini che pensano in terza rima e piangono in falsetto; i geni inconfessati che sbavano la minestrina mentre ripetono la lezione di greco senza averlo studiato e compongono inni per il Signore del primo piano, un seviziatore di gatti che ha scontato la pena e ora alleva pitoni di caucciù; i bambini che risolvono le equazioni seduti sul vasino. I geni precoci, gli enfant prodige, Dean, Drew, Macauley, Uto, Matteo, sniffatori di neve a sei anni, alcolisti a nove o (peggio) divoratori di lattughe e semi di chia, gli attori dei monologhi che ricordano al mi...

Sopra e sotto il rigo

  Lucio Battisti (1943-1998), cantautore italiano. In coppia con Mogol-Giulio Rapetti, ha composto alcune tra le canzoni più famose della musica italiana, non sempre leggera. Ancora tu è il brano che ha impedito a tante coppie felicemente separate di trasformare la separazione in divorzio. A dispetto dei figli.   Carmelo Bene (1937-2002), attore e rivoluzionario salentino. Il suo Hommelette for Hamlet è la prova inoppugnabile che in arte “fare la frittata” è cosa buona e giusta. La leggenda secondo la quale urinò sul pubblico durante una rappresentazione a Roma, è un’invenzione certificata da un processo con assoluzione dell’imputato. Motivazione: Carmelo Bene nella pièce interpretava Gesù Cristo, che l’acqua la trasformava in vino.   Silvio Berlusconi (1936-2023), imprenditore e statista milanese. Ci ha regalato: un mondo “bipolare”, il connubio di interessi, un nuovo inno nazionale (come attacco scartò subito Avanti popolo della libertà alla riscossa ), il pup...

Una specie di innocenza

  Fotogramma di Le Trou (1960) Appena imparata una parola, sentivo il bisogno di strapparla dalla confezione in cui era sigillata e metterla in circolo in un discorso. La parola “ano” non la conoscevo fino al giorno in cui la maestra me ne spiegò il senso, correggendo il refuso di un tema d’italiano (giuro, una dimenticanza: non facevo errori di ortografia dalla prima elementare). La definizione mi accarezzava il lobo col respiro naftalinico della vergine sfarinata: “L’ano è... bisp bisp bisp…” e mi dava un brivido di cui non riuscivo a vergognarmi. L’occasione per esibire il nuovo acquisto arrivò pochi giorni dopo. Saul mi aveva puntato dal fondo dell'aula, appicciando gli occhi verdi che facevano impazzire mia sorella. Mi venne incontro dall'ultimo banco per dirmelo: domenica saremmo usciti con le ragazze. Per sé Saul aveva scelto F., la più bella della classe. Io mi sarei dovuto accontentare di P., che era un po' meno bella ma senza croste sulla testa. Aveva...

Retrobottega del rètore

Immagine di Sarah DeRemer L'editing va fatto prima di tutto sui nostri pensieri. Il " visto, si stampi " vale solo per le parole meno perentorie. Ogni tanto, come formula igienica, ammettere di aver detto una stronzata; ciò darebbe all'irritante "l'avevo detto" un senso di quieta franchezza: chi ammette di avere sbagliato, intenerisce gli ascoltatori a cui sarebbe piaciuto a prescindere. Dare ragione all'interlocutore anche se ha torto, e poi finirlo usando le sue parole contro di noi. Non citare Voltaire a sproposito. Non citare nessuno scrittore a sproposito. Non citare nessuno scrittore. Meglio rubargli un pensiero e dire che è nostro; nel peggiore dei casi, si farebbe la fine di Lello Arena in Ricomincio da tre ("Chi parte sa da cosa fugge..."). Non fare pesare all'interlocutore la nostra superiorità culturale, a meno che quello più colto non sia lui. Rispettare chi non la pensa come noi, quando abbiamo torto. Non rispettarlo, qu...

Forse era meglio il libro

A - Ieri ho visto Lo spretato di Renato Qualcosa , con Riccardo Eccetera e altri attori eccellenti di cui non ricordo i nomi, perché mi sono perso i titoli di testa. C'è questo prete meridionale - interpretato dall'ineffabile Riccardo Eccetera, meridionale anche lui, di Trani o di Andria - che nel confessionale ascolta i peccati dei mafiosi , i quali nel segreto della confessione gli dicono, in confidenza: "Ho ammazzato quello, ho spacciato questo e quest'altro, ho strangolato, sciolto nell'acido, ho trafficato nel traffico, ma a messa sempre, eh, la Madonna chi non la venera l'ammazzo!" E il prete tra sé e sé: "Vabbè, sono ragazzi... chi è senza peccato..." Però dai e dai si stanca di sentire ogni volta la solita tiritera, e quindi decide di cambiare lavoro, di farsi uomo d'onore tra gli uomini d'onore, per comprenderne i tormenti, i dubbi e le piccole certezze: quella faccenda della mafia sarà poi tanto brutta? Diventa un crimin...