Mar del Plata . Il nome argentino per quel campo da calcio di terraglia al confine del quartiere suonava un bel po' enfatico. Quando si alzava il vento, la terra ti entrava negli occhi, e tu non vedevi i montarozzi d'erba che spuntavano a tradimento come avanguardie della difesa avversaria. Non si capiva perché gli avessero dato il nome di una città e non quello di uno stadio: non dico la Bombonera , ma qualcosa di simile. Forse era stato un difetto della memoria, per cui uno stadio è grande una città intera. L'enfasi nel calcio è appena una nota a margine; e poi Mar del Plata era più fantasioso di Piazza del Papa : quella che nel 1986 era una distesa di sterrato, sarebbe diventata una pista di cemento lunga trecento metri e larga centocinquanta, buona per gli sbruffi che l’attraversano su due e quattro ruote in tutte le direzioni di marcia, firmando l'asfalto con sgommate assassine. Una volta una Ritmo Abarth con un’inversione a “Uh!” per poco non mi rendeva parte...
Mia moglie è la donna più generosa dell’universo; mi ama tanto e qualche volta desidera la mia morte. Dal giorno in cui ho perso volutamente il lavoro, mi guarda storto, mi risponde irritata anche quando provo a farle un complimento. All’improvviso si rasserena; mi scruta come se avesse davanti un cincillà trafitto dal pellicciaio; mi sussurra: “Piccolo…”. Le manie, i tic, le nevrosi, le fissazioni - tutto ciò che di me la inteneriva, quando immaginava che le mie stranezze fossero vibrazioni nella crosta di un’anima geniale - con lo svaporare delle certezze sul mio avvenire, sono diventati un marchio del peccato. Non sopporta più il mio vizio di intonare le mollette ai panni stesi ad asciugare: le mollette gialle agli strofinacci verdi, le mollette beige agli asciugamani marroni, le mollette nere alle canotte bianche. “Dimmi la verità: sei pazzo.” “Forse, ma di certo oggi non più di ieri.” “Caro, hai bisogno di aiuto.” “Quello che faccio non è così strano.” “Ah no?” “Molte casali...