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Retrobottega del retore

Immagine di Sarah DeRemer L'editing va fatto prima di tutto sui nostri pensieri. Il " visto, si stampi " dovrebbe valere solo per le parole meno perentorie. Ogni tanto, come pratica di igiene, ammettere di aver detto (scritto) una stronzata; ciò darebbe all'irritante " l'avevo detto " un senso di quieta franchezza: chi ammette di avere sbagliato, intenerisce i cuori degli ascoltatori a cui sarebbe piaciuto comunque. Dare ragione all'interlocutore, anche se ha torto, e poi finirlo usando le sue parole contro di noi. Non citare Voltaire a sproposito. Non citare nessuno scrittore a sproposito. Non citare nessuno scrittore. Meglio rubargli una frase e dire che è nostra; nel peggiore dei casi, si farebbe la fine di Lello Arena in Ricomincio da tre (" Chi parte sa da cosa fugge ...). Non fare pesare all'interlocutore la nostra superiorità culturale , a meno che quello più colto non sia lui. Rispettare chi non la pensa come noi, quando abbiamo ...
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Forse era meglio il libro

A - Ieri ho visto Lo spretato di Renato Qualcosa , con Riccardo Eccetera e altri attori eccellenti di cui non ricordo i nomi, perché mi sono perso i titoli di testa. C'è questo prete meridionale - interpretato dall'ineffabile Riccardo Eccetera, meridionale anche lui, di Trani o di Andria - che nel confessionale ascolta i peccati dei mafiosi , i quali nel segreto della confessione gli dicono, in confidenza: "Ho ammazzato quello, ho spacciato questo e quest'altro, ho strangolato, sciolto nell'acido, ho trafficato nel traffico, ma a messa sempre, eh, la Madonna chi non la venera l'ammazzo!" E il prete tra sé e sé: "Vabbè, sono ragazzi... chi è senza peccato..." Però dai e dai si stanca di sentire ogni volta la solita tiritera, e quindi decide di cambiare lavoro, di farsi uomo d'onore tra gli uomini d'onore, per comprenderne i tormenti, i dubbi e le piccole certezze: quella faccenda della mafia sarà poi tanto brutta? Diventa un crimin...

Glossarietto triste

Alberto M. e Giorgio C. Eins - " Valoriale ": aggettivo terribile, abusato da Floro Floris nel suo accoglientissimo tinello televisivo, è un (ex) neologismo che non significa niente, alla moda e inutile come la carta igienica profumata negli anni 80 . Zwei - " Attoriale ": come sopra, con la differenza che a usare l'aggettivo sono gli attori, sulla cui bocca suona più storto del naso di Cicalone . Drei - "Amicale": ottimo per gli amici degli amici degli attori ricchi (loro sì) di valori. Vier - " Pregiudiziale ": aggettivo sostantivato tra i più urticanti della lingua italiana umiliata e offesa dai giornalisti, come aggettivo puro è ancora più loffio. Ma il mio è solo un pregiudizio. Fünf - " Immemore " al posto di "immemorabile": "Non vado al cinema da tempo immemore..." L'aggettivo pentito che, come il Luca di una nota canzone, era qualcosa e ora non più: prima eravamo noi che non ricordavamo il tempo pass...

Primo al traguardo

  A - Non ne posso più di confrontarmi con il cretino di turno . B - Ma se parli sempre da solo... A- Lo so.

Dal balcone

Frank S. e la mamma La Messa   Il 23 dicembre del 2004 dissi a mia madre che non avrei fatto la cresima . Lei non la prese bene. Da almeno quindici anni le dicevo che la cresima non l'avrei fatta mai, e poi tutti quei discorsi intorcinati sulla fede che avevo perduto da bambino. "Figlio mio, la cresima devi farla... Non potrai sposarti in chiesa sennò..." "Mamma, non voglio sposarmi in chiesa, e neanche altrove." "E tua moglie? Ti aspetta in chiesa e tu non ci vai, cretino che sei?" E io a spiegarle che ero un uomo fatto, che avevo trentasei anni, un lavoro, una casa, una coerenza da preservare. "Il lavoro non ce l'hai, la casa è la mia e anche sul resto avrei da ridire." Vivevo con i miei e scrivevo per una rivista che non mi pagava, ma a tutti quelli che mi chiedevano cosa facessi, rispondevo: "Scrivo..." Il dettaglio che omettevo non mi sembrava importante. "Figlio mio, fai quello che vuoi. Non credi in Dio? pazienza, ma...

Distrazioni

  Matteo Marolla ( disegno di Milius ) Le parole davanti alla musica . È stato così la prima volta che ho incontrato Matteo Marolla, ed è stato così le volte successive. Quando lo sentii suonare in un locale del centro storico, che poi è diventato una trattoria e poi non so. I versi di una sua canzone parlavano delle pietre e di una sposa. Mi piaceva quell'associazione misteriosa di parole che non si specchiavano l'una nell'altra. Poi ci siamo incontrati spesso. Una sera mi parlò della " Patafisica " di Alfred Jarry , un autore che diceva di conoscere poco, ma che conosceva meglio di me. E poi altri incontri di due amici che non avevano mai preso un appuntamento. Dei nostri discorsi sempre in sospeso restavano accesi i punti di una continuazione futura, possibile chissà quando, chissà dove (sì, a Sanz , dico in quale via, in quale bar). I punti di sospensione, i punti che si uniscono nel tratto di penna. Sempre le parole e l'inchiostro di mezzo. Ci incontrav...

Una goccia è una goccia è una goccia

Teo de Palma Per non parlare delle rose. Nell’opera di Teo de Palma ce ne sono tante, e tutte rivivono secondo natura. Il titolo di un suo quadro, Il sogno che smarrii prima dell'alba , riprende un haiku di Jorge Luis Borges :   ¿Es o no es el sueño que olvidé antes del alba? (Esiste o no il sogno che smarrii prima dell’alba?) de Palma lo filtra, fissandolo in un endecasillabo senza punto di domanda. Teo de Palma, Il sogno che smarrii prima dell’alba , 1995  Due mani chiuse a coppa per raccogliere petali e gocce, sembrano sbucare da una ferita, eppure sono gli strumenti della vita che si perpetua. Le mani dell’artefice e quelle di chi ha sete. L’interrogativo è nella ricerca di un senso da dare alle cose, che non concedono al tempo umano l’ultima parola. Anche la fine ha la sua bellezza vitale,  perché appartiene a un tempo infinito: il ciclo delle stagioni, le parole e i colori che sopravvivono a chi li ha immaginati.   La letteratura – soprattutto la ...