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Una specie di innocenza

  Appena imparata una parola, sentivo il bisogno di strapparla dalla confezione in cui era sigillata e metterla in circolo in un discorso. La parola “ano” non la conoscevo fino al giorno in cui la maestra me ne spiegò il senso, correggendo il refuso di un tema d’italiano (giuro, una dimenticanza: non facevo errori di ortografia dalla prima elementare). La definizione mi accarezzava il lobo col respiro naftalinico della vergine sfarinata: “L’ano è il buco del culo…” e mi dava un brivido di cui non riuscivo a vergognarmi. L’occasione per esibire il nuovo acquisto arrivò pochi giorni dopo. Saul mi aveva puntato dal fondo dell'aula, appicciando gli occhi verdi che facevano impazzire mia sorella. Mi venne incontro dall'ultimo banco per dirmelo: domenica saremmo usciti con le ragazze. Per sé Saul aveva scelto F., la più bella della classe. Io mi sarei dovuto accontentare di P., che era un po' meno bella ma senza croste sulla testa. Aveva i ricci biondi e un sorriso ch...
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Retrobottega del retore

Immagine di Sarah DeRemer L'editing va fatto prima di tutto sui nostri pensieri. Il " visto, si stampi " vale solo per le parole meno perentorie. Ogni tanto, come formula igienica, ammettere di aver detto una stronzata; ciò darebbe all'irritante "l'avevo detto" un senso di quieta franchezza: chi ammette di avere sbagliato, intenerisce gli ascoltatori a cui sarebbe piaciuto a prescindere. Dare ragione all'interlocutore anche se ha torto, e poi finirlo usando le sue parole contro di noi. Non citare Voltaire a sproposito. Non citare nessuno scrittore a sproposito. Non citare nessuno scrittore. Meglio rubargli un pensiero e dire che è nostro; nel peggiore dei casi, si farebbe la fine di Lello Arena in Ricomincio da tre ("Chi parte sa da cosa fugge..."). Non fare pesare all'interlocutore la nostra superiorità culturale, a meno che quello più colto non sia lui. Rispettare chi non la pensa come noi, quando abbiamo torto. Non rispettarlo, qu...

Forse era meglio il libro

A - Ieri ho visto Lo spretato di Renato Qualcosa , con Riccardo Eccetera e altri attori eccellenti di cui non ricordo i nomi, perché mi sono perso i titoli di testa. C'è questo prete meridionale - interpretato dall'ineffabile Riccardo Eccetera, meridionale anche lui, di Trani o di Andria - che nel confessionale ascolta i peccati dei mafiosi , i quali nel segreto della confessione gli dicono, in confidenza: "Ho ammazzato quello, ho spacciato questo e quest'altro, ho strangolato, sciolto nell'acido, ho trafficato nel traffico, ma a messa sempre, eh, la Madonna chi non la venera l'ammazzo!" E il prete tra sé e sé: "Vabbè, sono ragazzi... chi è senza peccato..." Però dai e dai si stanca di sentire ogni volta la solita tiritera, e quindi decide di cambiare lavoro, di farsi uomo d'onore tra gli uomini d'onore, per comprenderne i tormenti, i dubbi e le piccole certezze: quella faccenda della mafia sarà poi tanto brutta? Diventa un crimin...

Glossarietto triste

Alberto M. e Giorgio C. Eins - " Valoriale ": aggettivo terribile, abusato da Floro Floris nel suo accoglientissimo tinello televisivo, è un (ex) neologismo che non significa niente, alla moda e inutile come la carta igienica profumata negli anni 80 . Zwei - " Attoriale ": come sopra, con la differenza che a usare l'aggettivo sono gli attori, sulla cui bocca suona più storto del naso di Cicalone . Drei - "Amicale": ottimo per gli amici degli amici degli attori ricchi (loro sì) di valori. Vier - " Pregiudiziale ": aggettivo sostantivato tra i più urticanti della lingua italiana umiliata e offesa dai giornalisti, come aggettivo puro è ancora più loffio. Ma il mio è solo un pregiudizio. Fünf - " Immemore " al posto di "immemorabile": "Non vado al cinema da tempo immemore..." L'aggettivo pentito che, come il Luca di una nota canzone, era qualcosa e ora non più: prima eravamo noi che non ricordavamo il tempo pass...

Primo al traguardo

  A - Non ne posso più di confrontarmi con il cretino di turno . B - Ma se parli sempre da solo... A- Lo so.

Dal balcone

Frank S. e la mamma Luce sulla strada   Il 23 dicembre del 2006 dissi a mia madre che non avrei fatto la cresima, perché non credevo in Dio, cioè non mi fidavo di lui. Lei non la prese bene. Da almeno quindici anni le dicevo che la cresima non l'avrei fatta mai, infilando i soliti ragionamenti intorcinati sulla fede che avevo perduto da bambino. "Figlio mio, la cresima devi farla... non potrai sposarti in chiesa sennò..." "Mamma, non voglio sposarmi in chiesa…" "E tua moglie? ti aspetta in chiesa e tu non ci vai, cretino che sei?" E io a spiegarle che ero un uomo fatto, che avevo trentacinque anni, un lavoro, una casa, una coerenza da preservare. "Il lavoro non ce l'hai, la casa è la mia e anche sul resto avrei da ridire." Vivevo con i miei e scrivevo per una rivista che non mi pagava, ma a tutti quelli che mi chiedevano cosa facessi, rispondevo: "Scrivo." Il particolare che omettevo non mi sembrava importante. "Figlio mio,...

Distrazioni

  Matteo Marolla ( disegno di Milius ) Le parole davanti alla musica . È stato così la prima volta che ho incontrato Matteo Marolla, ed è stato così le volte successive. Quando lo sentii suonare in un locale del centro storico, che poi è diventato una trattoria e poi non so: i versi di una sua canzone parlavano delle pietre e di una sposa. Mi piaceva quell'associazione misteriosa di parole che non si specchiavano l'una nell'altra. Poi ci siamo incontrati spesso. Una sera mi parlò della " Patafisica " di Alfred Jarry , un autore che diceva di conoscere poco, ma che conosceva meglio di me. E poi altri incontri di due amici che non avevano mai preso un appuntamento. Dei nostri discorsi sempre in sospeso restavano accesi i punti di una continuazione futura, possibile chissà quando, chissà dove (sì, a Sanz , dico in quale via, in quale bar). I punti di sospensione, i punti che si uniscono nel tratto di penna. Sempre le parole e l'inchiostro di mezzo. Ci incontrav...