Il disastro del dirigibile LZ 129 Hindenburg , Lakehurst, 6 maggio 1937 Problema: conviene di più ammazzarsi e rischiare che i tuoi amici ti celebrino da morto come il poeta che non sei mai stato da vivo, o sperare che i tuoi amici ti precedano nella tomba? Escludo la strage, a meno che non si adduca la motivazione illogica del desiderio di essere dimenticato; quando si sa che la maggioranza degli assassini seriali desidera essere ricordata. Allora dovrei uccidere tutti i miei amici, tranne uno: Remigio, che di mestiere fa l’avvocato. Nella speranza che neanche lui dopo la mia morte prenderà iniziative: brigare con l’amministrazione comunale perché mi intitoli il Vicolo delle Tortore uccise , organizzare un premio riservato agli scrittori più loffi o non so cosa....
Considerare i libri degli attrezzi che, quando non servono più, si buttano come si fa con i ferri mangiati dalla ruggine. Fuori di metafora, leggere in fretta e passare oltre. Oppure leggere piano per far risuonare nella testa una frase, una parola, per chiarirla o trattenerla finché è possibile. La parola, la loffa. E che i libri si prendano tutta la polvere che vogliono, sopravvivranno al mobilio e ai muri della casa. Ogni scelta è legittima. Conosco persone divorziate tre volte che non buttano nella spazzatura nemmeno i saggi sul matrimonio perfetto, e non perché abbiano il senso dell’umorismo. L’ossessione di ricordare anche ciò che è giusto dimenticare; il segno cancellato e resistente, una sostanza che corrode il punto più fragile dell’anti-memoria e appare quando non te lo aspetti, in trasparenza, come una traccia sottopelle. E il possesso, il libro come elemento primario di una costruzione: la “tua” libreria, tua e di nessun altro, con la superbia delle mensole...