Passa ai contenuti principali

Post

Primo al traguardo

  A - Non ne posso più di confrontarmi con il cretino di turno . B - Ma se parli sempre da solo... A- Lo so.
Post recenti

Dal balcone

Frank S. e la mamma La Messa   Il 23 dicembre del 2004 dissi a mia madre che non avrei fatto la cresima. Lei non la prese bene. Da almeno quindici anni le dicevo che la cresima non l'avrei fatta mai, e poi tutti quei discorsi intorcinati sulla fede che avevo perduto da bambino. "Figlio mio, la cresima devi farla... Non potrai sposarti in chiesa sennò..." "Mamma, non voglio sposarmi in chiesa, e neanche altrove." "E tua moglie? Ti aspetta in chiesa e tu non ci vai, cretino che sei?" E io a spiegarle che ero un uomo fatto, che avevo trentasei anni, un lavoro, una casa, una coerenza da preservare. "Il lavoro non ce l'hai, la casa è la mia e anche sul resto avrei da ridire." Vivevo con i miei e scrivevo per una rivista che non mi pagava, ma a tutti quelli che mi chiedevano cosa facessi, rispondevo: "Scrivo..." Il dettaglio che omettevo non mi sembrava importante. "Figlio mio, fai quello che vuoi. Non credi in Dio? Pazienza, ma ...

Distrazioni

  Matteo Marolla ( disegno di Milius ) Le parole davanti alla musica . È stato così la prima volta che ho incontrato Matteo Marolla, ed è stato così le volte successive. Quando lo sentii suonare in un locale del centro storico, che poi è diventato una trattoria e poi non so. I versi di una sua canzone parlavano delle pietre e di una sposa. Mi piaceva quell'associazione misteriosa di parole che non si specchiavano l'una nell'altra. Poi ci siamo incontrati spesso. Una sera mi parlò della " Patafisica " di Alfred Jarry , un autore che diceva di conoscere poco, ma che conosceva meglio di me. E poi altri incontri di due amici che non avevano mai preso un appuntamento. Dei nostri discorsi sempre in sospeso restavano accesi i punti di una continuazione futura, possibile chissà quando, chissà dove (sì, a Sanz , dico in quale via, in quale bar). I punti di sospensione, i punti che si uniscono nel tratto di penna. Sempre le parole e l'inchiostro di mezzo. Ci incontrav...

Una goccia è una goccia è una goccia

Teo de Palma Per non parlare delle rose. Nell’opera di Teo de Palma ce ne sono tante, e tutte rivivono secondo natura. Il titolo di un suo quadro, Il sogno che smarrii prima dell'alba , riprende un haiku di Jorge Luis Borges :   ¿Es o no es el sueño que olvidé antes del alba? (Esiste o no il sogno che smarrii prima dell’alba?) de Palma lo filtra, fissandolo in un endecasillabo senza punto di domanda. Teo de Palma, Il sogno che smarrii prima dell’alba , 1995  Due mani chiuse a coppa per raccogliere petali e gocce, sembrano sbucare da una ferita, eppure sono gli strumenti della vita che si perpetua. Le mani dell’artefice e quelle di chi ha sete. L’interrogativo è nella ricerca di un senso da dare alle cose, che non concedono al tempo umano l’ultima parola. Anche la fine ha la sua bellezza vitale,  perché appartiene a un tempo infinito: il ciclo delle stagioni, le parole e i colori che sopravvivono a chi li ha immaginati.   La letteratura – soprattutto la ...

L'invito

  Ho saputo ieri della morte di Udo , il grande disturbatore , il plagiatore occulto . Che fosse una lettura pubblica , la presentazione di un libro o una conferenza , Udo era lì in agguato. Guardava l'autore masticando la bile. Si agitava sulla sedia, si rimetteva composto, si allentava il nodo della cravatta. Aspettava che il nervoso gli passasse, ma mica gli passava. Alla fine scoppiava, sputava tutto il veleno che aveva in corpo. A una poetessa che secondo lui citava Montale a sproposito, gridò: "Montale l'ho letto anch’io, scema!". Gabrio non apprezzava le irruzioni di Udo nei dibattiti. Le consegnava alla cronaca delle invidie da disfatta privata, dei malanimi tersitiani, della scontentezza degli storti, dei rospi, dei male abortiti intellettuali di provincia. "E' uno sfigato," diceva "e questo non è né un bene né un male. Ma comportandosi così, ci sputtana tutti, e questo è un male". Chi fossero i "tutti" di cui parlava Gabr...

La pipa in prestito

Ti nascondono i morti. Se sei un bambino e i tuoi devono fare festa alla morte, perché qualcuno non c'è più: dico un funerale, il primo viaggio del parente allungato in una Mercedes lussuosa come un panfilo; la tumulazione ; il becchino tuo omonimo che si fa cadere di mano la cazzuola e smadonna e dice "Chitemmuort..." e il morto pensa "Che d’è?"; quella cosa lì, insomma, se sei un bambino non ti ci portano. Non so se sia giusto, ma è così che va. La moglie di zio Tore abbracciata alla bara (c'era mio zio dentro) la rividi cinque anni fa: piegata a metà come un coltello a serramanico, camminava sulla salitella che dalla chiesa madre del paese portava alla chiesa nuova. In quel pezzone di meringa sagomata, ci sono stati quasi tutti i matrimoni e i funerali della mia famiglia. La donna aveva preso la forma del coltello abbracciando la bara del marito; ci si era appesa con i suoi quarantasei chili mentre la sollevavano per portarla al cimitero. La bara, con l...

"Za!" senza esclamativi

  Vignetta di Leonardo D'Orsi Il giornale non era proprio un giornale (usciva una volta al mese), e morì stravecchio che aveva appena compiuto un anno. Lo avevamo chiamato "Za!", parola che i miei compaesani conoscono bene. "Za!" per dire "vattene via, bestiaccia!", di solito ai cani puzzolenti della miseria triste che gira annusando la merda, propria e altrui; ti somigliano, lo sai, e tu non hai voglia di specchiarti nelle pozzanghere mentre vai a spasso pensando a niente. Qualche volta lo dici ai fastidi della vita, alla sfiga, ai conti che non vogliono tornare. Una sillaba-amuleto contro il malessere in forma di bastardo. Za! Za! cazzo... Za! Il termine però si adattava anche a fissare l'atto del taglio, come variante più perentoria e sciccosa di “Zac!”. L'esclamativo certificava il gesto come l'alzabandiera di un notaio. Nell’autunno del 2004 io e un amico, che chiamerò con lo pseudonimo di Franco Gravino , volevamo "dare fuoco agl...