Appena imparata una parola, sentivo il bisogno di strapparla dalla confezione in cui era sigillata e metterla in circolo in un discorso. La parola “ano” non la conoscevo fino al giorno in cui la maestra me ne spiegò il senso, correggendo il refuso di un tema d’italiano (giuro, una dimenticanza: non facevo errori di ortografia dalla prima elementare). La definizione mi accarezzava il lobo col respiro naftalinico della vergine sfarinata: “L’ano è il buco del culo…” e mi dava un brivido di cui non riuscivo a vergognarmi. L’occasione per esibire il nuovo acquisto arrivò pochi giorni dopo. Saul mi aveva puntato dal fondo dell'aula, appicciando gli occhi verdi che facevano impazzire mia sorella. Mi venne incontro dall'ultimo banco per dirmelo: domenica saremmo usciti con le ragazze. Per sé Saul aveva scelto F., la più bella della classe. Io mi sarei dovuto accontentare di P., che era un po' meno bella ma senza croste sulla testa. Aveva i ricci biondi e un sorriso ch...
Immagine di Sarah DeRemer L'editing va fatto prima di tutto sui nostri pensieri. Il " visto, si stampi " vale solo per le parole meno perentorie. Ogni tanto, come formula igienica, ammettere di aver detto una stronzata; ciò darebbe all'irritante "l'avevo detto" un senso di quieta franchezza: chi ammette di avere sbagliato, intenerisce gli ascoltatori a cui sarebbe piaciuto a prescindere. Dare ragione all'interlocutore anche se ha torto, e poi finirlo usando le sue parole contro di noi. Non citare Voltaire a sproposito. Non citare nessuno scrittore a sproposito. Non citare nessuno scrittore. Meglio rubargli un pensiero e dire che è nostro; nel peggiore dei casi, si farebbe la fine di Lello Arena in Ricomincio da tre ("Chi parte sa da cosa fugge..."). Non fare pesare all'interlocutore la nostra superiorità culturale, a meno che quello più colto non sia lui. Rispettare chi non la pensa come noi, quando abbiamo torto. Non rispettarlo, qu...