Le manie, i tic, le nevrosi, le fissazioni, tutto ciò che di me la inteneriva quando era innamorata, con lo sfiatare del sentimento era diventato un marchio d’infamia. Non sopportava più il mio vizio di intonare le mollette ai panni stesi ad asciugare: abbinavo le mollette gialle agli strofinacci verdi, le mollette beige agli asciugamani marroni, le mollette nere alle canotte bianche. “Dimmi la verità: sei pazzo.” “Forse. Di sicuro non lo sono oggi più di ieri.” “Caro, hai bisogno di aiuto.” Non era il caso di insistere in un vizio così improduttivo. Fossi stato un artista almeno… Perciò smisi di abbinare i colori delle mollette ai panni. Un giorno pinzai i panni mettendo le mollette a caso: le canotte bianche avevano una molletta verde e l’altra fucsia, gli asciugamani marroni sventolavano appesi a mollette rosa o viola. “Perché non lo fai più? Dimmi la verità…” “Cosa non faccio più?” “Non abbini più i colori…” “Così… non mi divertivo più.” “Vuoi dire che ti di...
Drew B. bassa 6 agosto: ha inizio il sabba mistico dei bambini che sanno e non parlano, che conoscono il silenzio delle stelle abrase dalla notte di Valpurga; dei bambini che parlano con il Doppio guardando il tramonto dalla finestra della loro stanza tappezzata di poster di cantantesse e lottatori in tanga. I bambini che sanno come si allungano le tibie (basta allentare i bulloni della barra di titanio conficcata nelle ossa); i bambini che pensano in terza rima e piangono in falsetto; i geni inconfessati che sbavano la minestrina mentre ripetono la lezione di greco senza averlo studiato e compongono inni per il Signore del primo piano (un seviziatore di gatti che ha scontato la pena e ora alleva pitoni di caucciù); i bambini che risolvono le equazioni seduti sul vasino. I geni precoci, gli enfant prodige, Dean, Drew, Macauley, Uto, Matteo, sniffatori di neve a sei anni, alcolisti a nove o (peggio) divoratori di lattughe e semi di chia, gli attori dei monologhi che ricordano al m...