A - Ieri ho visto Lo spretato di Renato Qualcosa, con Riccardo Eccetera e altri attori eccellenti di cui non ricordo i nomi, perché mi sono perso i titoli di testa.
C'è questo prete meridionale - interpretato dall'ineffabile Riccardo Eccetera, meridionale anche lui, di Trani o di Andria - che nel confessionale ascolta i peccati dei mafiosi, i quali nel segreto della confessione gli dicono, in confidenza:
"Ho ammazzato quello, ho spacciato questo e quest'altro, ho strangolato, sciolto nell'acido, ho trafficato nel traffico (il problema più grande), ma a messa sempre, eh, la Madonna chi non la venera l'ammazzo!"
E il prete tra sé e sé: "Vabbè, sono ragazzi... chi è senza peccato..."
Però dai e dai si stanca di sentire ogni volta la solita tiritera, e quindi decide di cambiare lavoro, di farsi uomo d'onore tra gli uomini d'onore, per comprenderne i tormenti, i dubbi e le piccole certezze: quella faccenda della mafia sarà poi tanto brutta? Diventa un criminale, ma gentile, uno che rispetta le donne: a chi fa un torto a una donna torce il braccio, lo piglia a calci; se l'altro insiste, lo uccide pure (dopo avergli torto il braccio). Non vi dico quello che fa a chi non rispetta la Madonna. E' un gentiluomo, insomma, anche se criminale. In poche settimane scala le gerarchie della mafia e ne diventa un apprezzatissimo dirigente.
Dopo aver trafficato per anni in armi e in droga e ammazzato qua e là, ma sempre con un occhio al Vangelo, sempre in nome del dubbio e del tormento, ha un soprassalto di coscienza o qualcosa di simile, e dice a sé stesso:
"Ma cosa sto facendo? Io sono un uomo di chiesa!"
La chiesa però è occupata da un altro. Il nostro eroe uccide Don Eustachio, l'usurpatore ultraottantenne messo lì dalla Curia (la Curia... la Cupola...), e riprende il suo vecchio posto. Celebra messe, pronuncia omelie commoventi, predica e pratica il Vangelo e somministra estreme unzioni. Fa il suo dovere, come sempre.
Una domenica un ex compagno di avventure criminali, gli si para davanti per ricevere la comunione, e dopo averlo riconosciuto come il suo capo di un tempo, gli dice suadente:
"Davvero credi di servire Dio meglio così che da timorato padre di famiglia? Il nostro nemico non è Belzebù, che non esiste, ma lo Stato, che esiste."
"Ci penso. Ora vieni a confessarti."
Confessato il sodale, lo denuncia alla polizia, comandata dal commissario Satanasso, Signore delle mosche. Nell'ultima scena, l'eroe si rivolge al Cristo in croce, come Fernandel in Don Camillo, ma con l'accento pugliese, e gli fa:
"Gesù mio, in cosa ho sbagliato?"
Silenzio.
"Gesù, rispondi, ti prego... e se ti dicessi che voglio sposarmi, ma non ho i soldi per farlo?"
Gesù tace, e lui scappa con gli incassi del film. Si sposa con una dama di carità e serve Dio da buon padre di famiglia. Titoli di coda.
Il film mi è piaciuto tanto: un bel 9 glielo do a Lo spretato di Renato e Riccardo.
B - Ma che cavolo di film hai visto?! Ieri davano Lo spietato...
A - Ah...
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