| Alberto M. e Giorgio C. |
Eins - "Valoriale": aggettivo terribile, abusato da Floro Floris nel suo accoglientissimo tinello televisivo, è un (ex) neologismo che non significa niente, alla moda e inutile come la carta igienica profumata negli anni 80.
Zwei - "Attoriale": come sopra, con la differenza che a usare l'aggettivo sono gli attori, sulla cui bocca suona più storto del naso di Cicalone.
Drei - "Amicale": ottimo per gli amici degli amici degli attori ricchi (loro sì) di valori.
Vier - "Pregiudiziale": aggettivo sostantivato tra i più urticanti della lingua italiana umiliata e offesa dai giornalisti, come aggettivo puro è ancora più loffio. Ma il mio è solo un pregiudizio.
Fünf - "Immemore" al posto di "immemorabile": "Non vado al cinema da tempo immemore..." L'aggettivo pentito che, come il Luca di una nota canzone, era qualcosa e ora non più: prima eravamo noi che non ricordavamo il tempo passato, ora è lui che passando ci dimentica.
Che impresa memore!
Sechs- Le desinenze "um" e "poli", ripetute nell'ecolalia di uno jodel alla carbonara dai giornalisti storditi dal "Mattarellum", ironico latinorum sartoriano. ("Tangentopoli" era stata la Gran Madre delle parole a cacchio.) Nacquero così il Porcellum, il Consultellum, l'Italicum, il Rosatellum, Calciopoli, Affittopoli, Vallettopoli, Parentopoli, Corroppoli... no lui no, è un bravo pediatra pugliese, vittima di un errore all'anagrafe: ora per tutti è Corroppolo, poareto.
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