Ieri ho fatto due chiacchiere con l'IA (a Milano, AI). Ammetto che ero parecchio prevenuto. L'ultima volta, un mese fa, avevo digitato la frase "Adam Driver è un cane" e l'IA mi ha risposto: "No, è un attore". "Non è poi tanto raffinata, sta tecnologia" mi sono detto. Ieri ci ho riprovato. Abbiamo parlato di La morte felice di Camus - in cui la morte non rappresenta l'annichilimento dell'unità somato-psichica, ma l'affermazione dell'esistenza nella sua dimensione afinalistica -; dell'antinomia arte-vita nell'opera di Thomas Mann; del relativismo gnoseologico di Pirandello; della condizione dell'uomo borghese nel '900, cioè dell'inetto caduto nella rete di un quotidiano che lo riduce a particella di una nebbia in cui si sfalda la scintilla del pensiero libero e creativo. Abbiamo analizzato le incongruenze nella sceneggiatura di The Equalizer II (com'è possibile che una dirigente della CIA con sei lauree ...