Orfeo non legge la musica Mia moglie mi ama tanto, e perciò è raro che desideri la mia morte; se accade, è per un eccesso di generosità che me la rende ancora più cara. Dal giorno in cui ho perso volutamente il lavoro, mi guarda storto, mi risponde velenosa anche quando provo a farle un complimento. All’improvviso si rasserena; mi scruta come se avesse davanti un cincillà trafitto dall’ago del pellicciaio; mi sussurra: “Piccolo…”. Le manie, i tic, le nevrosi, le fisse - tutto ciò che di me la inteneriva, quando immaginava che le mie stranezze fossero vibrazioni nella crosta di un’anima geniale - con lo svaporare delle certezze sul mio avvenire, sono diventati un marchio del peccato. Non mi perdona più il vizio di intonare le mollette ai panni stesi ad asciugare: le mollette gialle agli strofinacci verdi, le mollette beige agli asciugamani marroni, le mollette nere alle canotte bianche. “Dimmi la verità: sei pazzo.” “Forse, ma di certo oggi non più di ieri.” “Caro, hai biso...