Lucio Battisti (1943-1998), cantautore italiano. In coppia con
Mogol-Giulio Rapetti, ha composto alcune tra le canzoni più famose della musica
italiana, non sempre leggera. Ancora tu è il brano che ha impedito a
tante coppie felicemente separate di trasformare la separazione in divorzio. A
dispetto dei figli.
Carmelo Bene (1937-2002), attore e rivoluzionario salentino. Il suo Hommelette
for Hamlet è la prova inoppugnabile che in arte “fare la frittata” è cosa
buona e giusta. La leggenda secondo la quale urinò sul pubblico durante una
rappresentazione a Roma, è un’invenzione certificata da un processo con
assoluzione dell’imputato. Motivazione: Carmelo Bene nella pièce interpretava
Gesù Cristo, che l’acqua la trasformava in vino.
Silvio Berlusconi (1936-2023), imprenditore e statista milanese. Ci ha
regalato: un mondo “bipolare”, il connubio di interessi, un nuovo inno
nazionale (come attacco scartò subito Avanti popolo della libertà alla
riscossa), il pupazzo Five e gli antiberlusconiani, quasi tutti doppiati da
Marco Columbro. Esordì in politica dicendo: “L’Italia è il Paese che amo”.
Frase da lui messa in pratica ripetutamente, con e senza il consenso
dell’interessato.
Maurizio Cattelan (1960-operativo), artista italiano famoso per essere
un artista italiano famoso. Il suo dito medio alzato davanti alla Borsa di
Milano nacque come installazione temporanea ed è rimasto lì: è la nostra tour
Eiffel, ma, a differenza della torre, non conviene sedersi all’ultimo piano.
Altra opera imperitura, la banana appiccicata al muro con il nastro adesivo, in
memoria di Leone di Lernia.
Emil Cioran (1911-1995), scrittore e filosofo rumeno, ammirato dai
nichilisti che rimproverano il cuoco per il condimento dei troccoli. Con opere
come Sommario di decomposizione e Squartamento, ha intossicato i
pensieri di molti intellettuali in cerca di parole definitive sulla vita, cioè
sulla morte. Dormiva poco e scriveva tanto. Anche perché dormiva poco.
Fabrizio De André (1940-1999) cantautore italiano. Cantava la pietà per
le debolezze umane senza paternalismi, in racconti lirici che scorrevano su
note sue anche quando erano di altri (prestiti, citazioni, collage d’arte: tra
poeti è lecito). Ha avuto pietà anche per chi lo aveva rapito per denaro, per
chi capiva la sua lingua, ma non le sue canzoni.
Francesco De Gregori (1951-operativo), cantautore italiano di pochi
sorrisi e di molti concerti. La gelosia gli ha ispirato Pezzi di vetro,
la fantasia Bufalo Bill, un sovradosaggio di glucosio Buonanotte
fiorellino. Memorabile il tour Banana Republic, insieme all’amico
geniale Lucio Dalla, il nano che faceva jazz con il clarinetto e col pallone da
basket.
Ennio Flaiano (1910-1972), scrittore e sceneggiatore italiano, pescarese
di nascita, romano per forza (gli dobbiamo, tra cinema e letteratura: I
vitelloni, La dolce vita, 8½, Tempo di uccidere, Diario notturno,
Un marziano a Roma). Citato anche più di Oscar Wilde, spesso gli
attribuiamo aforismi e battute di altri. Wilde ne sarebbe contento.
Bill Hicks (1961-1994), stand-up comedian statunitense. La stand-up
comedy è una forma di comicità-monologo che consiste nel parlare al
pubblico, sapendo che il pubblico è lì. Se Amleto fosse stato uno stand-up
comedian, in quella famosa scena avrebbe detto, più o meno: “Mi ammazzo o non
mi ammazzo? Ci penso ancora un po’, dai… e voi che cazzo guardate?”.
Eugène Ionesco (1909-1994), drammaturgo rumeno-francese, autore di La
cantatrice calva, Il rinoceronte ecc. Per l’enciclopedia
Treccani, “Ionescó” era francese e basta: assurdo.
Jeff Koons (1955-operativo), artista statunitense. Noto in Italia come
marito di Ilona Staller, è in realtà un inventore multiforme, capace di elevare
il culto di sé a regola di condotta universale. Accusato più volte di plagio,
si è difeso dicendo che le foto, da cui avrebbe copiato le sue opere, le aveva
scattate lui quando Louis Daguerre era ancora un bambino.
René Magritte (1098-1967), artista belga che, come Hercule Poirot,
sembrava francese e invece no: così nacque il surrealismo. Famoso per la
pipa che non era una pipa. Un critico d’arte cercò di fumarla lo stesso.
Francesco Nuti (1955-2023), attore e regista italiano. Nel gruppo comico
I Giancattivi, di cui faceva parte a inizio carriera, i più “cattivi”
erano Alessandro Benvenuti e Athina Cenci, ma Nuti di talento ne aveva tanto.
Nel film Madonna che silenzio c’è stasera, ha dimostrato che Benigni non
era l’unico toscano che sapesse far ridere un napoletano.
Gigi Proietti (1940-2020), all’anagrafe Luigi
Proietti. Attore e regista italiano, intrattenitore magico, fenomeno
dell’understatement: poteva citare a memoria Dante e G. G. Belli o raccontare
una barzelletta o morire fucilato nei panni di Cavaradossi, facendo sempre
bella figura. Per molti l’erede di Ettore Petrolini, non risulta che abbia mai
visto un soldo.
Totò, Antonio De Curtis (1898-1967), attore e poeta italiano. Condivide
con Magritte gli anni di nascita e di morte, ma, rispetto al belga, meno
surrealista di lui, ha lasciato un segno più profondo nella cultura italiana
(in quella belga, non si sa). Secondo il critico Paolo Isotta, Totò è “il più
grande attore del Novecento”. Perché sminuirlo così?
François Truffaut (1932-1984), regista e critico cinematografico
francese, esponente di punta della Nouvelle Vague e animatore dei Cahiers
du cinéma. Chi non ha visto Effetto notte, per quanto fosse buio, e I
400 colpi, sebbene non fosse un western? È anche grazie a lui se sappiamo
che Hitchcock era un genio, e non solo un omino inglese con la pancia, fissato
con le scene di acrofobia.
Zanardi, personaggio immaginario e perciò reale, inventato da Andrea
Pazienza. Feroce e amorale, Zanardi compie i suoi misfatti in una Bologna
fertile, dove lo slogan poteva essere (ancora) un grido di guerra e i
creativi non erano pagati solo dalle agenzie pubblicitarie. Zanardi fa il male
per il gusto di avere torto, e forse oggi si sentirebbe fuori posto e
sopravvivrebbe insegnando diritto nelle scuole serali.
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