Ho saputo ieri della morte di Udo, il grande disturbatore, il plagiario occulto. Che fosse una lettura pubblica, la presentazione di un libro o una conferenza, lui era lì in agguato. Guardava l'autore masticando la bile. Si agitava sulla sedia, si rimetteva composto, si allentava il nodo della cravatta. Aspettava che il nervoso gli passasse, ma il nervoso non gli passava. Alla fine scoppiava: sputava tutto il veleno che aveva in corpo. A una scrittrice che, secondo lui, aveva citato Montale a sproposito, gridò: "Montale io l'ho letto davvero, scema!" Gabrio non apprezzava le irruzioni di Udo nei dibattiti. Le consegnava alla cronaca delle invidie da disfatta privata, dei malanimi tersitiani, della scontentezza degli storti, dei rospi, dei male abortiti intellettuali di provincia. "È uno sfigato," diceva "e questo in sé non è né un bene né un male. Ma comportandosi così, ci sputtana tutti, e questo è un male." Chi fossero i "tutti" di cu...