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L'invito

 



Ho saputo ieri della morte di Udo, il grande disturbatore, il plagiario occulto.

Che fosse una lettura pubblica, la presentazione di un libro o una conferenza, Udo era lì in agguato. Guardava l'autore masticando la bile. Si agitava sulla sedia, si rimetteva composto, si allentava il nodo della cravatta. Aspettava che il nervoso gli passasse, ma mica gli passava. Alla fine scoppiava, sputava tutto il veleno che aveva in corpo.

A una poetessa che secondo lui citava Montale a sproposito, gridò:

"Montale l'ho letto anch’io, scema!".

Gabrio non apprezzava le irruzioni di Udo nei dibattiti. Le consegnava alla cronaca delle invidie da disfatta privata, dei malanimi tersitiani, della scontentezza degli storti, dei rospi, dei male abortiti intellettuali di provincia.

"E' uno sfigato," diceva "e questo non è né un bene né un male. Ma comportandosi così, ci sputtana tutti, e questo è un male".

Chi fossero i "tutti" di cui parlava Gabrio, non si capiva: gli scrittori locali? gli scrittori e basta? quelli che...

Joyce copiato integralmente: giustificazione: non lo conoscevo.  Parlare di sé mentre si presenta il libro di un altro.


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Parole mie non mie

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