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Visualizzazione dei post da ottobre, 2025

Distrazioni

  Matteo Marolla ( disegno di Milius ) Le parole davanti alla musica . È stato così la prima volta che ho incontrato Matteo Marolla, ed è stato così le volte successive; quando lo sentii suonare in un locale del centro storico, che poi è diventato una trattoria e poi non so: i versi di una sua canzone parlavano delle pietre e di una sposa. Mi piaceva quell'associazione misteriosa di parole che non si specchiavano l'una nell'altra. Poi ci siamo incontrati spesso. Una sera mi parlò della " Patafisica " di Alfred Jarry , un autore che diceva di conoscere poco, ma che conosceva meglio di me, e poi altri incontri di due amici che non avevano mai preso un appuntamento. Dei nostri discorsi sempre in sospeso restavano accesi i punti di una continuazione futura, possibile chissà quando, chissà dove (sì, a Sanz , dico in quale via, in quale bar): i punti di sospensione, i punti che si uniscono nel tratto di penna. Sempre le parole e l'inchiostro di mezzo. Ci incontrav...

Una goccia è una goccia è una goccia

Teo de Palma   Teo de Palma, Il sogno che smarrii prima dell’alba , 1995  Una volta un ingenuo si rivolse a Teo de Palma definendolo un "artista figurativo". "Un artista e basta" rispose lui. Aveva ragione. Voleva essere considerato un artista senza aggettivi, non solo per il valore della sua opera, ma per il senso materiale di una parola che non avrebbe bisogno di specificazioni. A Teo le definizioni posticce non potevano piacere, perché il suo sguardo sconfinava dall'orto paesano: arrivava a Parigi, nel Nord Europa, in America, in Giappone, per tornare a casa con il “mondo in tasca”. Anche per questo non gli andavano a genio gli improvvisati, i "ciabattini" (li chiamava così, e non perché disprezzasse il mestiere del calzolaio), quelli che si arrapano nel presentarsi come figurativi, concettuali, informali, astratti, distratti, calcando il tono sull'aggettivo più che sul sostantivo. Teo era uno che studiava tanto, e perciò non sopportava chi no...