Teo de Palma Teo de Palma, Il sogno che smarrii prima dell’alba , 1995 Una volta un ingenuo si rivolse a Teo de Palma definendolo un "artista figurativo". "Un artista e basta" rispose lui. Aveva ragione. Voleva essere considerato un artista senza aggettivi, non solo per il valore della sua opera, ma per il senso materiale di una parola che non avrebbe bisogno di specificazioni. A Teo le definizioni posticce non potevano piacere, perché il suo sguardo sconfinava dall'orto paesano: arrivava a Parigi, nel Nord Europa, in America, in Giappone, per tornare a casa con il “mondo in tasca”. Anche per questo non gli andavano a genio gli improvvisati, i "ciabattini" (li chiamava così, e non perché disprezzasse il mestiere del calzolaio), quelli che si arrapano nel presentarsi come figurativi, concettuali, informali, astratti, distratti, calcando il tono sull'aggettivo più che sul sostantivo. Teo era uno che studiava tanto, e perciò non sopportava chi no...