Le
manie, i tic, le nevrosi, le fissazioni, tutto ciò che di me la inteneriva
quando era innamorata, con lo sfiatare del sentimento era diventato un marchio
d’infamia. Non sopportava più il mio vizio di intonare le mollette ai panni stesi
ad asciugare: abbinavo le mollette gialle agli strofinacci verdi, le mollette
beige agli asciugamani marroni, le mollette nere alle canotte bianche.
“Dimmi
la verità: sei pazzo.”
“Forse.
Di sicuro non lo sono oggi più di ieri.”
“Caro,
hai bisogno di aiuto.”
Non
era il caso di insistere in un vizio così improduttivo. Fossi stato un artista
almeno… Perciò smisi di abbinare i colori delle mollette ai panni. Un giorno pinzai i panni mettendo le mollette a caso: le canotte bianche avevano una molletta verde e
l’altra fucsia, gli asciugamani marroni sventolavano appesi a mollette rosa o viola.
“Perché
non lo fai più? Dimmi la verità…”
“Cosa
non faccio più?”
“Non
abbini più i colori…”
“Così…
non mi divertivo più.”
“Vuoi
dire che ti divertivi a fare una cosa strana senza sapere che lo fosse, e poi hai
capito che era strana, o hai sempre saputo che era strana e hai smesso di farla
perché qualcuno te l’ha fatto notare?”
“Boh…
non mi andava più di farlo. Tutto qui.”
“Non
stai bene, non stai per niente bene.”
Il giorno in cui ci conoscemmo, o meglio la sera del giorno in cui ci conoscemmo, parlavamo da un'ora e mezza della crisi delle "vocazioni religiose": lei la considerava una iattura, per quanto non le sembrasse una cosa brutta; io la consideravo una cosa inevitabile, per quanto non mi sembrasse una sciagura; parlavamo anche di altri argomenti, che lei conosceva per sentito dire e io ignoravo del tutto; quando mi chiese di salire a casa sua. Le feci capire che non avevo voglia di fare l'amore: le giurai che non era un fatto personale, e no che non mi piacevano gli uomini: non avevo voglia di fare l'amore quella sera e a quell'ora.
"Non ti ho chiesto di salire per fare l'amore" mi disse.
"Scusami, sono uno stupido: soffro di attacchi d'ansia e perciò è difficile che io mi lanci al primo appuntamento."
"Interessante, ma non capisco cosa c'entri..."
"Hai ragione..."
"Quindi al secondo o al terzo appuntamento la tua ansia cala e, per usare la tua espressione, ti lanci..."
"Macché."
"Molto interessante."
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