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Un torneo del 1986

 



Mar del Plata. Un nome così argentino per quel campo da calcio di terraglia al confine del quartiere sembrava enfatico. Col vento forte la terra ti entrava negli occhi, e non vedevi le gobbe di erbaccia che spuntavano qua e là ed erano i primi avversari da dribblare. Non si capiva perché gli avessero dato il nome di una città e non quello di uno stadio: non dico la Bombonera, ma qualcosa di simile. Forse era stato un difetto della memoria: nelle teste dei ragazzi uno stadio e una città sono la stessa cosa. Quanto all'enfasi, nel calcio è solo una nota a margine, e poi vuoi mettere Piazza del Papa, che avrebbero progettato non lontano da lì: una pista di cemento lunga trecento metri e larga centocinquanta, buona per gli sbruffi su due e quattro ruote che l'avrebbero attraversata in tutte le direzioni di marcia, firmando l'asfalto con sgommate carogne? Una volta una Ritmo Abarth per poco non mi rendeva parte del paesaggio e forse ora la statua del Papa benedicente avrebbe in mano una targa col mio nome. La piazza era il monumento alla visita pastorale del 1987 alla città: era maggio, il Pontefice pregò col paese intero a galla sopra un niente di sterrato, che in suo onore sarebbe diventato una piazza. Mezz'ora prima era atterrato con l'elicottero sopra un mare d'argento e di terraglia, il Mar del Plata, appunto, centrando quasi perfettamente il cerchio di centrocampo. Il Papa era un grande sportivo.

 



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