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Una specie di innocenza

 




Appena imparata una parola, sentivo il bisogno di strapparla dalla confezione in cui era sigillata per metterla in circolo in un discorso. La parola “ano” non la conoscevo fino al giorno in cui la maestra me ne aveva spiegato il senso, correggendo il refuso di un tema d’italiano (giuro, una dimenticanza: le n si somigliano tutte).

La definizione mi accarezzava il lobo col respiro naftalinico della vergine sfarinata:

“L’ano è il buco del culo…”

e mi diede un brivido di cui non mi vergognavo abbastanza.

L’occasione per esibire la nuova arrivata arrivò presto. Saul mi aveva puntato dal fondo dell'aula, appicciando gli occhi verdi che facevano impazzire mia sorella. Mi venne incontro dall'ultimo banco per dirmelo: domenica saremmo usciti con le ragazze. Per sé Saul aveva scelto F., la più bella della classe. Io mi sarei dovuto accontentare di P., che era un po' meno bella ma senza croste sulla testa.

Aveva i ricci biondi e un sorriso che, con un incisivo sano, sarebbe stato quasi attraente. Portava con disinvoltura una macchia gialla sulle mutande: era così precisa che pareva stampata sul tessuto come un inserto della fabbricazione (gliela vedevo quando facevamo ginnastica e lei si chinava per toccarsi le punte dei piedi coi polpastrelli).

Non ricordavo dove si formasse la macchia, se all'altezza della fessa o dell'ano, ma ero quasi sicuro che fosse l'ano. Non era ancora il momento, ma cazzo se la parola mi faceva il solletico alla testa:

Ano… ano… ano… ano… anoano...

“Cosa?” fece Saul.

“Lascia stare…”

L’appuntamento era per domenica alle 10 di mattina. Ci saremmo visti sotto casa mia, e poi avremmo fatto una passeggiata nel parco comunale. A mezzogiorno saremmo rincasati, ma, con un po’ di fortuna, in due ore un bacio sulla bocca poteva scapparci.

Io a dieci anni compiuti avevo baciato solo la mia immagine allo specchio. Saul invece aveva toccato il sedere a buona parte delle ragazze della scuola, e pure a due bidelle sotto i trenta. Ho detto "sedere" e non "culo" perché ormai associavo il bisillabo al buco di cui era l'involucro e l'onesta guarnizione. E' innegabile che tutti abbiano un culo, ma il buco nessuno lo porta sopra il sedere; il sedere invece tutti lo esibiscono senza ritegno, preti, presidi e prostitute, foderato da un jeans o da una tunica. 

Non era più possibile pensare a un culo che fosse un culo e basta, una promessa di preziosità nascoste, senza buchi da ispezionare almeno col giro di un dito. Un sedere invece poteva esistere anche come entità autonoma, l'estroflessione dell'invito alla pacca sulla chiappa: la manata sul sedere, la prova iniziatica del maschio preadolescente; ma toccare il sedere era una cosa, il culo un'altra: il culo non potevi limitarti a percorrerlo in superficie con un triciclo; ci voleva l'escavatore, anche se era la miniatura di un pensiero bagnato. 

La domenica alle sette ero già in piedi per preparare il corpo: dovevo splendere come non mai.

Mia madre mi spolverò la ciccia di borotalco Roberts… che poi l’azienda sarebbe Manetti e Roberts: perché non si nominava mai il socio italiano?

Mi sbatteva allegramente il grasso dei fianchi.

"Figlio mio, hai la cellulite…"

Non era possibile che un maschio avesse la cellulite.

Sapevo che la cellulite era una sorta di firma triste sul corpo delle donne, perché mia madre ne aveva in abbondanza; ogni tanto se ne lamentava, ma non troppo.

Saul non arrivava. Lo aspettai per ore: macché... Sudavo un vapore di borotalco e aceto.

Saul e le ragazze non arrivavano. Ero più triste di una scarpa rotta.

Mia madre mi disse che per le donne c'era tempo; prima però dovevo eliminare la cellulite.

Il giorno dopo affrontai Saul a scuola. Lo chiamai per nome: vigliacco bastardo cornuto merdoso figlio di puttana.

Lui manco mi chiese scusa; mi confessò che semplicemente si era dimenticato dell'appuntamento.

Con me, non con le ragazze; con loro ci era uscito da solo. 

"Mica hai notato se P. avesse una macchia sulle mutande?" gli chiesi.

"Una macchia? e dove?"

"Una macchia, una macchia sulle mutande... all'altezza della fessa... o dell'ano..."

Saul, ignorantissimo, si ostinava a chiamare l'ano "buco del culo" e fu lì che mi vendicai del suo tradimento.

 

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