Passa ai contenuti principali

The Right Side of the Wardrobe, translation by Samuel Fleck



No devotion to the objects
that no longer belong to us
the memory stands on its own.
It is necessary to lighten the husband’s
compartment honor widowhood
wiping off the excess prints
with the marks of fingertips and the sweat
in the shoes. She’ll throw out the jackets
and the knock-off collar hangers.
Not blowing away the dander from the comb
is as ridiculous as the thought
of his hands in the gloves.
She realizes that images evaporate:
she will save the photographs.
She starts to talk to the face
she’s ashamed; those portraits deceptive
in their familiarity
her husband’s eyes
posed for the photograph
barely chip the glass.
The memory stands on its own  
in the photo it is she who steps aside.



Il lato destro dell’armadio


Nessuna devozione per gli oggetti
che non ci appartengono più
la memoria sta in piedi da sola.
Bisogna alleggerire lo scomparto
del marito onorare la vedovanza
cancellando le impronte superflue
coi segni dei polpastrelli e il sudore
nelle scarpe. Butterà le giacche
e le grucce-imitazioni di clavicole.
Non soffiare via la forfora dal pettine
è ridicolo come il pensiero
delle mani nei guanti.
Si accorge che le immagini svaporano:
conserverà le fotografie.
Inizia a parlare con un volto
si vergogna: quei ritratti disonesti
nella loro confidenza
gli occhi del marito
in posa per il fotografo
scheggiano appena il vetro.
La memoria sta in piedi da sola
nella foto è lei a farsi da parte.

Commenti

Post popolari in questo blog

Una festa di compleanno

  Drew B. bassa 6 agosto 1978: ha inizio il sabba dei bambini che sanno, che conoscono il silenzio delle stelle raschiate dalla notte di Valpurga; dei bambini che parlano con il Doppio guardando il tramonto dalla finestra della loro stanza tappezzata di poster di cantantesse e lottatori in tanga. I bambini che sanno come si allungano le tibie (basta allentare i bulloni della barra di titanio conficcata nelle ossa); i bambini che pensano in terza rima e piangono in falsetto; i geni inconfessati che sbavano la minestrina mentre ripetono la lezione di greco senza averlo studiato e compongono inni per il Signore del primo piano, un seviziatore di gatti che ha scontato la pena e ora alleva pitoni di caucciù; i bambini che risolvono le equazioni seduti sul vasino. I geni precoci, gli enfant prodige, Dean, Drew, Macauley, Uto, Matteo, sniffatori di neve a sei anni, alcolisti a nove o (peggio) divoratori di lattughe e semi di chia, gli attori dei monologhi che ricordano al millimetro il lu...

Sopra e sotto il rigo

  Lucio Battisti (1943-1998), cantautore italiano. In coppia con Mogol-Giulio Rapetti, ha composto alcune tra le canzoni più famose della musica italiana, non sempre leggera. Ancora tu è il brano che ha impedito a tante coppie felicemente separate di trasformare la separazione in divorzio. A dispetto dei figli.   Carmelo Bene (1937-2002), attore e rivoluzionario salentino. Il suo Hommelette for Hamlet è la prova inoppugnabile che in arte “fare la frittata” è cosa buona e giusta. La leggenda secondo la quale urinò sul pubblico durante una rappresentazione a Roma, è un’invenzione certificata da un processo con assoluzione dell’imputato. Motivazione: Carmelo Bene nella pièce interpretava Gesù Cristo, che l’acqua la trasformava in vino.   Silvio Berlusconi (1936-2023), imprenditore e statista milanese. Ci ha regalato: un mondo “bipolare”, il connubio di interessi, un nuovo inno nazionale (come attacco scartò subito Avanti popolo della libertà alla riscossa ), il pup...

Buttare via, buttare giù

  Considerare i libri degli attrezzi che, quando non servono più, si buttano come si fa con i ferri mangiati dalla ruggine. Fuori di metafora, leggere in fretta e passare oltre. Oppure leggere piano per far risuonare nella testa una frase, una parola, per chiarirla o trattenerla finché è possibile. La parola, la loffa. E che i libri si prendano tutta la polvere che vogliono, sopravvivranno al mobilio e ai muri della casa. Ogni scelta è legittima. Conosco persone divorziate tre volte che non buttano nella spazzatura nemmeno i saggi sul matrimonio perfetto, e non perché abbiano il senso dell’umorismo.   L’ossessione di ricordare anche ciò che è giusto dimenticare; il segno cancellato e resistente, una sostanza che corrode il punto più fragile dell’anti-memoria e appare quando non te lo aspetti, in trasparenza, come una traccia sottopelle. E il possesso, il libro come elemento primario di una costruzione: la “tua” libreria, tua e di nessun altro, con la superbia delle mensole...