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Tu, lo spettatore



Gli occhi che affondano nella polpa 

dei volti di chi passa e non guarda

sanno che tu guardi, smorzi il battito 

sotto le coperte perché la stanza non

veda e il paesaggio non sospetti

che tu esisti e guardi. Il sangue 

non circola le vene si aggrovigliano

eppure guardi ancora nel poco d'aria

che sfreghi con il corpo guardi nella

fessura indovini il varco. Il mondo

si stringe nelle tue pupille la linea

del pianerottolo confina con lo

strapiombo - tre vasi di fiori finti

(è questa l'Amazzonia?)

i pesci nuotano nell'ascensore -

il paesaggio pressato in una scatola -

il varco che si apre il battito

che si ferma tu non gli credi

riconosci il mondo.

 

 

 

 

 






















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E poi la musica

  Bevevamo il Nero di Troia  cercando un vento freddo tra gli ulivi quando imbracciava la fisarmonica e io ficcato in una buca, la cera nelle orecchie, un maccaturo in bocca per non dirgli che suonava a morto che detestavo le sue canzoni  - io ero Ulisse e lui la sirena dell'amore chiaro inappagato - quando chiudeva gli occhi  e annusava il battito della campagna per inseguire le note più lontane - sorridevo balordo, gli gridavo  ancora.       Venere spastica moriva per lui ballava nel fuoco come un pipistrello.

Parole mie non mie

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