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A E I O U




A(nna) E(ra) I(llibata) O(ra) U(rla)

A:
Andata a casa, la casta Anna avrà la spada, la mazza, l'asta. Tata! Apra! Tata! Vada! (La tata va dalla mamma). Fatta...
E:
Se temesse pene e beghe veneree, Selene, chef delle esperte etère, le cederebbe le fesse e, se necesse est, le venderebbe tette (rese belle e vere) e sedere.
I:
ispidi di villi ricci, lisci, finti, ritinti.
Driiin!
Sì?
O:
Nono.
Ok.
Toc toc...
Oh!
Posso? Sono coso... Totò. Sono moro, non poco focoso, lo do, fotto, trombo. Godo molto. Lo so, troppo. Sto o volo? O torno dopo?
U:
Cucù!
Uh!
Tu su?
Tu su!
Zum zum zum zum zum
Uuuuuuuuuh!

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E poi la musica

  Bevevamo il Nero di Troia  cercando un vento freddo tra gli ulivi quando imbracciava la fisarmonica e io ficcato in una buca, la cera nelle orecchie, un maccaturo in bocca per non dirgli che suonava a morto che detestavo le sue canzoni  - io ero Ulisse e lui la sirena dell'amore chiaro inappagato - quando chiudeva gli occhi  e annusava il battito della campagna per inseguire le note più lontane - sorridevo balordo, gli gridavo  ancora.       Venere spastica moriva per lui ballava nel fuoco come un pipistrello.

Una festa di compleanno

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Sopra e sotto il rigo

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