Sbianchettare
la colpa di uno - non giovane -
chiamato
alla prova dell'amore fisico
o
meglio sessuale con una ragazza
di
pochissimi anni che di uomini
ne
aveva avuti tanti. Lui invece…
(Nessun oggetto)
La faccia sotto il tavolo
a respirare la carne delle
estati e
degli inverni, a guardare col
naso
la goccia d'olio leccata
dall'orlo
della bottiglia nello
scantinato.
Aspetti me, la mia
insufficienza.
Ricordi? Indosso l'accappatoio
di Apollo — il pugile, non il dio;
lo scorticatore, non il poeta da
camera. Io e te incastrati
nel retro delle somiglianze.
E tu mi chiedi un bacio
perché ho lo stesso odore di
tuo zio
vecchio come me o poco più.
La sera che sparano i fuochi
per la Madonna dei cafardi —
i loggionisti che applaudono,
quelli che fischiano ai petardi più
fiacchi, il terrore dei passeri in fuga
dagli alberi — ti cammino sul collo
con le narici, ti sfioro il seno quasi
per sbaglio. L'erezione sfiatata per
la vergogna, scappo con tutti i
vestiti addosso.
Tu se puoi perdonami:
non ti toccherò più
fino a che non sarai madre,
fino a che non sarai vecchia
e il mio nervo secco come
un osso che spunta dalla
terra.
Per dirti che una sera più di
te
ho amato un casino di ali tra
gli spari,
farti entrare nella stanza
vuota
dove mi avresti insegnato a
spogliarmi
vuota la stanza, senza seme
l’amore.
(Nessun oggetto)
Scusami, chi sei?

Commenti
Posta un commento