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Poyais

  Avevo spedito un mucchio di racconti all’ultimo editore di una lista di centosette. La risposta arrivò dopo cinque giorni.     “La sua prosa è contraddistinta da un buon ritmo e da un’arguzia non disprezzabile” mi disse al telefono la signora Eufrasia, che dirigeva la collana Piccola narrativa . Suonava bene quel “ritmo” riferito alle mie scempiaggini.  “Non disprezzabile” significava “apprezzabile”, o la negazione esalava una sfumatura di disgusto? Inutile sottilizzare.  I pochi editori che mi avevano risposto fino allora, non erano stati così benevoli. C’erano stati quelli circostanziati: “Ho letto le sue cose con molta attenzione e devo dirLe che, purtroppo, con rincrescimento e considerate le carenze stilistico-strutturali, la mancanza, formale e sostanziale, di una visione delle realtà che esuli dall’introflessione egotistica nel privato eccetera”. Quelli quasi incoraggianti: “Originali sono originali…”. Quelli allusivi: “Per la depres...

Controscena

Cornelis Escher. Tre sfere II, 1946, litografia PRIMA Nerio aveva portato le mie borse per tre chilometri il giorno in cui rischiavo di perdere il treno. Quasi mi salvò la vita, quando mi prestò il denaro che non avevo avuto il coraggio di chiedergli. Per qualche mese abbiamo amato la stessa ragazza, abbiamo litigato ma siamo rimasti amici. Nerio: attore, atleta, mezzofondista formidabile (avrebbe potuto partecipare alle Olimpiadi).  Ci eravamo conosciuti in teatro. Facevamo parte di una compagnia di filodrammatici.  Mettevamo in scena commedie napoletane: Scarpetta, Eduardo, Viviani. A me davano parti in lingua, perché col napoletano ero scarso. Quasi sempre il nobile in disarmo, a volte il prete o l’avvocato maneggione. Nerio invece addomesticava le parole come nessuno; ti sparava dei gramelot incredibili: un genovese, sentendo il suo strascico di  ueh e sfaccimme, lo avrebbe detto di Afragola; un napoletano il suo finto ligure se lo sarebbe bevuto in un sorso. Un gio...

L'Olio del Poeta

  Ho fatto parecchie domande al poeta Lucio Toma. Di punti interrogativi ce ne sono pochi: le domande che mi interessavano erano le sue. In un primo momento avevo pensato di arrivare alla poesia per vie laterali, perché non mi piace giocare al critico letterario. Ma così rischiavo di non centrare il punto. Per fortuna c’è la poesia, intesa come prodotto finito. Si è parlato di quella. E anche di qualcos’altro, che ha a che fare con la poesia e con la terra.   Molti anni fa – non ci conoscevamo ancora – lessi una tua poesia pubblicata sulla rivista omonima [1] . Iniziava così: “Riprendere la parola nascosta / che oracola brandelli / d’universo…”. Mi piacquero molto quei versi, con l’uso transitivo del verbo “oracolare”.   Fu una delle mie prime poesie, e risale alla plaquette autoprodotta per i tipi de Il Cinghiale ferito del rimpianto Carlo Torelli, grande intellettuale sanseverese e mio pigmalione. Zigrinature (titolo della plaquette, N. d. R.) risente del...

La rosa degli aborti

  Registro infedele di trame senza sviluppo, ideuzze, incipit, semi-progetti sfociati in un colpo di sonno    La lettera  Un cinquantenne scrive una lettera a una donna per scusarsi di quando, venticinque anni prima – era la festa di maggio: guardavano insieme i fuochi d’artificio   –   le sfiorò un seno con il pollice. La donna ricorda ogni dettaglio di quel giorno: la festa, i fuochi d’artificio, il dito che le sfiorava il seno, il terrore dei passeri in fuga dagli alberi sul viale, ma non si ricorda di lui. Poeti La gara poetica inventata dalla maestra: gli alunni dedicheranno un tema a San Tersite, protettore degli alunni distratti. Il tema dovrà diventare un libro da bruciare sulla terrazza della scuola perché arrivi al santo in una fumata. La gara scatena la rivalità tra i bambini. La prima della classe usa l’immagine del sole che perde i petali, il sole spampanato; il rivale più agguerrito che sbircia con la coda dell'occhio, cerca di superarla usand...