Passa ai contenuti principali

Post

E poi la musica

  Bevevamo il Nero di Troia  cercando un vento freddo tra gli ulivi quando imbracciava la fisarmonica e io ficcato in una buca, la cera nelle orecchie, un maccaturo in bocca per non dirgli che suonava a morto che detestavo le sue canzoni  - io ero Ulisse e lui la sirena dell'amore chiaro inappagato - quando chiudeva gli occhi  e annusava il battito della campagna per inseguire le note più lontane - sorridevo balordo, gli gridavo  ancora.       Venere spastica moriva per lui ballava nel fuoco come un pipistrello.

Estremità

  Al prossimo chiede solamente di stargli lontano come i piedi dal naso -  lui così fedele al regno delle mani -  i piedi i piedi i maledetti piedi lasciatemi solo grida e impazzisce  contro la provvidenza e contro il bene; chiuso in una stanza conta sulle dita  le sillabe esatte per le strofe sbagliate,  soffia parole d'amore al cuscino e  piange la bocca di lei sopra il sesso  di uno che lascia orma sudate sulla sabbia.     

La versione di Orfeo

  Sua la penitenza non la colpa di distrarsi nel cuore dei suoi aborti - purché anche il poco che resta vada perduto - il corpo non ricorda la scossa della linfa dai denti giù fino alla slabbratura tra le cosce di lei che lo perdona se le chiede di scendere nel gelo da sola , sbadatamente nascere e fargli strada .

Dialogo

  https://www.stopgapdance.com/it-open-dialogo/ - Nastàs'ja, sei pura? - Come l'acqua della sorgente   sebbene la bevano in tanti.

Non era il vuoto né il tempo

Jane Randolph in Il bacio della pantera (1942) E adesso di quel poco d'innocenza resiste la paura di trovarti ragazza, è ancora il frutto che si spacca sei tu che avevi ancora quindici anni; io non sarei stato abbastanza nudo per sciogliermi nel sangue dell'attesa in cenere la notte senza sonno dov'eri tu con il tuo amore ostile febbre del corpo offeso e intatto.

Nella nebbia

La distinguevi dalla sua gemella per la piega della bocca – quella screpolatura di disgusto per te era un richiamo a luce spenta. Le avevi raccontato di tuo padre nato a Parigi ma di sangue misto e sua moglie una donna di cristallo che cercava giunchiglie nella neve mentre lei fingeva di ascoltarti dopo averti promesso mezzo bacio nell'androne, la sorella al telefono il bacio diviso in due sulla linea della piega.

Nota del lettore

Un intellettuale salentino vestito da ussaro in congedo non so se per la grazia di un rimprovero o per inchiodarmi mani e cuore al mio disturbo poco originale, letta una poesia con voce lenta - parlava dei nidi che un uomo sbirciava in cima ai capelli di San Pio a settembre - Neanche un grammo di sconcerto, niente che disturbi il ciac ciac del conformismo il fiato di un inciampo sulla fune tra bordo e riva, promessa e smacco . Così mi dice e mi sorride stanco. E io piegato nego di conoscermi non è mio il libro e non è mio il resto, giusto il rancore che invecchia foglia a foglia come un geranio al riparo da un vizio, sempre lo stesso, e nemmeno lui ha voluto credermi.